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Alla ricerca dell'equità e dello sviluppo!

Finalmente è sceso in campo Draghi della BCE per denunciare una situazione pesante da tempo ma che le ulteriori " troppe tasse" derivanti dalla terza manovra di correzione dei conti, dopo le due del governo precedente di Berlusconi e Tremonti, hanno bloccato l'economia e messo in ginocchio tante famiglie italiane. Di conseguenza niente ripresa e "Draghi ha affermato che servono misure urgenti per la crescita". Il guaio peggiore deve arrivare perchè non si sono ancora riversati sui bilanci familiari gli effetti delle altre tasse derivanti dall'IMU, dall'IRPEF regionale e comunale, delle denunce dei redditi e le misure prese per portare nel 2013 l'Italia al pareggio di bilancio.   In tanti hanno cantato e suonato la stessa musica, e nello spartito ci sono anche le mie modeste righe di denuncia, ormai da qualche mese attraverso queste mail. Ma chi deve interpretare e suonare queste note, fin'ora ha fatto orecchie da mercante perchè si è contin...

Saranno emessi finalmente gli eurobond dall'Europa?

Quando si parla di finanziamento ai partiti, di fronte allo sperpero e all'uso improprio e a volte illegale di somme spropositate, l'indignazione di tutti noi sale alle stelle ma è anche facile fare di ogni erba un fascio e perdersi nei meandri del qualunquismo e della demagogia. Dovremmo ricordarci che cancellare del tutto i finanziamenti pubblici e intraprendere una nuova via, facendo finanziare i partiti ai privati, vuol dire mettere in mano alle lobby e agli interessi privati la politica italiana e in definitiva l'avvenire dell'Italia, ancora di più si quanto possa succedere oggi. La soluzione a problemi di questa natura si ottiene con il rigore sia materiale che etico e con una parziale rinuncia delle somme oggi riscosse. Ma questo problema appare poca cosa rispetto alla sfida che abbiamo ancora di fronte a noi, dal momento che ci troviamo ancora in mezzo al guado e possiamo sperare di venirne fuori solo se Coloro che hanno in mano le sorti dell'Europa si conv...

Come recuperare competività e risorse alla crescita.

La soluzione al problema legato all’art. 18, con l’accordo dei tre segretari dei partiti che sostengono questo governo e lo stesso premier Monti, avrebbe dovuto placare gli animi di tutte le parti in causa ma l’irresponsabilità di alcune frange del PDL che vogliono fare eco alle pretese della Marcegaglia, (quel giudizio - "very bad" sulla riforma del lavoro, rilasciato sul Financial Times dà un'immagine deleteria all'estero del nostro Paese con conseguenze negative su spread e borsa), non ha fatto cessare la diatriba in corso su quest’argomento, così importante perché riguarda da un lato la flessibilità utile alle imprese e dall’altro la difesa di diritti e la dignità dei lavoratori. Sembra che Quest’ultima sia più interessata al dire e a creare scompiglio che al fare, giacché il suo mandato da presidente della Confindustria è alla fine e considerato che si pone in contrasto non solo con delle decisioni prese, dopo una lunga mediazione fra le Parti in causa, ma anche...

La crisi, il debito dei singoli Stati e la crescita

Al di là di qualsiasi considerazione di equità e giustizia sociale, che pure conta molto, anche dal puro punto di vista economico, le misure adottate finora in Italia vanno nella direzione giusta? Continua la diatriba sull'art.18, come se il licenziamento individuale per motivi economici, possa diventare il toccasana della crisi in cui versano molte aziende e intanto il debito pubblico ha raggiunto 1.935 miliardi di euro e le piccole imprese chiudono i battenti. Se, come qualcuno ha dichiarato, le PMI con meno di 15 dipendenti non assumono perchè, in caso di necessità non possono liberarsi di manodopera in eccesso, il problema si potrebbe risolve semplicemente alzando il numero di quella soglia, senza toccare quindi l'articolo 18; ma ci sono i fautori che vorremmo estendere lo statuto dei lavoratori anche a queste piccole realtà, cioè dove vige il rapporto interpersonale di stima e fiducia tra padrone e dipendente. Con il governo Monti abbiamo fatto un passo indietro dal prec...

l'art. 18, la crescita e la creazione di nuovi posti di lavoro.

Ci sono tante cose buone ed essenziali in questa riforma sul mercato del lavoro. Da anni si aspettava che si correggessero le storture della riforma Biagi che ha alimentato le forme più impensabili e deleterie del precariato giovanile; ridurre il numero dei contratti da 46 a 8 è una semplificazione opportuna e necessaria, che eliminerà certi abusi e uno di essi è il ricorso alle false partite IVA, che sarà eliminato. Infatti all’epoca della riforma Biagi, quella che introdusse le diverse tipologie di lavoro precario oggi largamente utilizzate, ciò che accadde, semplificando molto, fu che, constatata l’impossibilità di “flessibilizzare” anche minimamente il contratto tipico a tempo indeterminato, si scelse la via di provare a introdurre tipologie contrattuali “alternative”. Con il risultato, sommamente iniquo ma ormai nei fatti, che in Italia si sono creati due mercati del lavoro: uno per i dipendenti pubblici e di alcune imprese private, che godono ancora di tutele, l’altro per tutt...

Europa - dalla banda larga nuovi posti di lavoro

Un investimento sulla "banda larga" che dia una copertura completa a tutto il territorio italiano, rendendo accessibile l'uso di internet a tutti i cittadini di questo Paese, in ugual misura, (la qual cosa risolverebbe finalmente il problema del "digital divide tra nord e sud d'Italia), porterebbe allo sviluppo del commercio elettronico e dei servizi on-line che rappresenta un potenziale significativo, portatore di effetti benefici sul piano economico e sociale. Infatti l'economia di internet crea 2,6 posti di lavoro per ciascun posto di lavoro andato perduto nei settori "tradizionali" e amplia la scelta dei consumatori, anche nelle zone rurali o isolate. È per questo motivo che la Commissione europea ha adottato, nel quadro dell'Agenda digitale, e dell'Atto per il mercato unico, e in risposta alla richiesta del Consiglio europeo di presentare una tabella di marcia per il completamento del mercato interno del digitale entro il 2012, una co...

Europa - Un nuovo trattato energetico -

L'annunciata e in parte vissuta crisi energetica di questo freddo inverno, con la riduzione delle esportazioni delle quantità di gas di provenienza russa, ha riproposto un tema essenziale per l'avvenire dell'Europa: "dotarsi di un nuovo trattato energetico". La storia ci insegna che questo è un settore strategico e dobbiamo ricordare che già in passato (nel 1951), esattamente all'inizio della meravigliosa avventura "europea", quando sei Stati europei hanno deciso di integrare due settori chiave delle loro economie per creare una comunità, il loro scopo era quello di sostituire un conflitto con la cooperazione e l’antagonismo con la prosperità. L'energia è stato uno dei settori, e quasi sessant’anni più tardi, l'energia è ancora in cima all'agenda politica ed economica. Tuttavia, le norme che garantivano parità di accesso alle risorse comuni non esistono più. Nonostante l'aumento dell'attività di regolamentazione, l'Europa ha p...